VALUTE E CRESCITA: UNO SGUARDO AL FUTURO
By Tommaso Martelli | novembre 15th, 2010 | Category: Economia | No Comments »
Gli avvenimenti degli ultimi anni, come la crisi finanziaria del 2007 e quella della Grecia del 2009, hanno generato accesi dibattiti tra gli economisti (e non solo), hanno posto dubbi sul sistema economico e finanziario globale e hanno accelerato il processo di riforme e cambiamenti.
Il dato evidente è che il sistema non ha retto e pertanto necessita di modifiche e soluzioni sia sotto un punto di vista del controllo valutario, sia sotto un punto di vista più strettamente economico. Il regime vigente prima della crisi aveva due importanti anomalie: un paese emergente come la Cina che risparmiava eccessivamente ed un paese avanzato come gli Stati Uniti che risparmiavano troppo poco. Senza scendere nei particolari, questo meccanismo va contro le regole economiche generali secondo cui un paese emergente, che vuole svilupparsi e progredire tecnologicamente per attrarre nuovi capitali e ridurre il divario con i paesi avanzati, dovrebbe spendere più di un paese in uno stato economico ed industriale “maturo”.
Questa è una delle spiegazioni per cui il deficit di bilancio di molti paesi avanzati è cresciuto di molto negli ultimi anni: consumando tanto, gli stati si indebitano. Al contrario, l’eccesso di risparmio di molti paesi in via di sviluppo, primo fra tutti la Cina, rallentava la crescita economica mondiale.
Nello scenario post-crisi è presumibile che tali anomalie vengano risolte, vedendo gli Stati Uniti aumentare il risparmio e generare un surplus (anche in vista dell’aumento della popolazione inattiva e del relativo incremento delle spese sociali) e la Cina diminuire il suo avanzo in ragione di una maggiore spesa.
Un ruolo importante per la crescita economica mondiale sarà giocato dalla domanda interna dei paesi emergenti, primi fra tutti India, Cina e Brasile.
Dal momento che il settore reale è strettamente connesso con quello monetario, le ripercussioni di una crescita della domanda interna dei paesi emergenti vedranno i loro effetti sui mercati valutari.
Anche qui le crisi a cui abbiamo accennato hanno generato (o sono state semplicemente la conseguenza di) distorsioni delle politiche monetarie.
Il sistema monetario internazionale sta vivendo una fase transitoria: il dollaro è (e resterà) ancora la valuta di riserva internazionale, siamo nella cosiddetta fase di Bretton Woods 2 (in cui giocano un ruolo importante le valute di alcuni paesi emergenti, soprattutto Cina, che sono ancorate al dollaro attraverso un accordo informale), l’idea di costituire una valuta di riserva globale sembra essere di difficile attuazione al momento (andrebbe creata una banca centrale mondiale).
Se aggiungiamo la “guerra valutaria” tra Yuan e Dollaro, la crescente presenza dell’Euro e di altre valute di paesi emergenti, lo scenario monetario globale risulta abbastanza complicato e privo di una coordinazione generale che dia stabilità al sistema di cambi e che permetta di evitare possibili operazioni speculative, specie a danno dei paesi che si trovano in difficoltà.
Date queste premesse, sarebbe necessaria la predisposizione di un chiaro meccanismo multilaterale di coordinamento delle fluttuazioni tra le principali valute. Il G20 potrebbe essere un interessante sede per tale tipo di attività di coordinamento, anche se, come suggeriscono alcuni importanti economisti, una migliore alternativa potrebbe essere quella per cui i paesi delle principali valute formino una sorta di accordo per controllare e coordinare le fluttuazioni valutarie. Bretton Woods 3 dovrebbe pertanto creare un sistema di cambi ancora più flessibile rispetto a quello presente, attraverso il quale si possano evitare tensioni, incertezze e distorsioni derivanti dalle differenti situazioni esistenti nelle economie dei nostri giorni.
Si pensi, ad esempio, alla costante sottovalutazione dello Yuan da parte delle autorità cinesi e alla recente mossa della Federal Reserve che ha annunciato un piano di acquisti di titoli di stato per 600 miliardi di dollari: entrambe le iniziative – prese dai due principali attori economici mondiali – potrebbero aggravare gli effetti della crisi globale.
In definitiva, occorre un sistema in cui i comportamenti opportunistici di alcuni paesi vengano contrastati e scoraggiati.
t.martelli@altreterre.net


